GLI ALPINI

Storia degli Alpini

Già l’Imperatore Augusto aveva capito che la difesa armata in ambiente montano doveva essere condotta da ereparti speciali e aveva costituito tre legioni alpine (1°,2°, 3° Legio Alpina Julia). Anche i Re di Savoia e la Repubblica di Venezia si avvalsero di reparti particolarmente idonei al combattimento in montagna, reclutando il personale tra i montaneri piemontesi, friulani e cadornini.

Gli Alpini  veri e propri hanno avuto origine nel 1872, quando il Regno d’Italia deve affrontare il problema della difesa dei nuovi confini terrestri acquisiti dopo la guerra del 1866 contro l’Austria. Nel 1871 un giovane Ufficiale del Corpo di Stato Maggiore, Giuseppe Domenico Perrucchetti, appassionato di montagna e studioso di storia militare, prepara un’originale memoria nella quale sostiene l’idea di attuare la difesa del confine alpino con soldati nati in montagna e imperniando la prima resistenza sulla frontiera alpina. Anzi, il Perrucchetti precisa, che ogni vallata deve essere difesa dal valligiani di quella zona, ottimi conoscitori delle, difficoltà del terreno montano e del clima e sicuramente decisi a difendere il proprio focolare domestico e le tradizioni montanare. Il saggio del Perrucchetti, accolto freddamente da alcuni esperti militari, riscuote l’apprezzamento del Ministero della Guerra dell’epoca, Generale Cesare Ricotti Magnard, che si convince della bontà dello studio del giovane Capitano e lo approva nell’attesa del momento propizio per inserirlo nel processo di riforma dell’Esercito. Poiché la creazione del nuovo Corpo impone la preparazione di un’apposita Legge da discutersi in Parlamento, con il pericolo di andare incontro ad un insuccesso a causa delle ristrettezze di Bilancio, il Generale Ricotti, per evitare l’ostacolo della Camera, ricorre ad un astuto espediente: inserisce negli allegati del Regio Decreto n. 1056 del 15 ottobre 1872 – che sanciva il riordinamento dei distretti militari – la costituzione di 15 nuove “compagnie permanenti” da reclutare su base regionale.

Il privilegio di costituire i primi reparti alpini tocca alla classe del 1852. Nascono così gli alpini, camuffati da distrettuali, fra le pieghe di un Decreto firmato da Vittorio Emanuele II, ma con già sulle spalle, sin dai primi giorni, uno zaino pesante di compiti e di responsabilità. Nel settembre del 1873 le 15 compagnie sono portate a 24 e ripartite in “7 reparti alpini” ciascuno al comando di un Ufficiale superiore. Le unità alpine, in considerazione del valore strategico dell’arco alpino, continuano a crescere: nel 1877 sono costituite le prime cinque batterie da montagna. Nel 1882, decennale della nascita degli alpini, vengono costituiti i primi 6 reggimenti alpini mentre nel 1887 nasce a Torino il 1° Reggimento di artiglieria da montagna armato con pezzi da 75 mm. Nello stesso anno, il primo agosto 1887, in virtù del Regio Decreto del 10 luglio 1887, che stabilisce il nuovo organico del Corpo degli alpini, si costituisce a Conegliano Veneto il 7° Reggimento alpini. E’ opportuno ricordare che, quale segno distintivo della specialità, il 7 giugno del 1883 sono concesse agli alpini le “fiamme verdi”. Nel 1902, nell’intento di ricercare un assestamento organico più rispondente alla concezione operativa del momento, nasce la necessità di riunire i reparti alpini alle dipendenze di gruppi (a livello di Brigata). A tale tesi si contrappone quella rivolta a sostenere che i reparti alpini, per sfruttare al meglio il terreno compartimentato delle vallate alpine, devono essere organizzati in piccoli nuclei e muniti della più ampia libertà di manovra. Spetta al validissimo Colonnello Cantore, il primo ottobre del 1909, costituire l‘8° Reggimento alpini con i reparti provenienti dai gloriosi Reggimenti, 1° 2° e 7°.

Nel 1910 i Gruppi alpini prendono il nome di Brigate, denominazione che è mantenuta sino al 1916. Durante il Primo Conflitto Mondiale, i reparti alpini operano a volte autonomi e a volte riuniti occasionalmente in Gruppi alpini, formati di un numero variabile di battaglioni (secondo l’ampiezza del settore) appartenenti a diversi Reggimenti e contraddistinti da una lettera dell’alfabeto.

Soltanto fra la fine del 1917 ed il marzo del 1918 i Gruppi alpini sono costituiti organicamente con tre battaglioni alpini, due compagnie mitraglieri, un gruppo d’artiglieria da montagna, un reparto cannoncini. I Gruppi raggiungono gradatamente il numero di 20 ed agiscono spesso isolatamente ma a volte anche inquadrati in unità superiori, i Raggruppamenti, per assolvere compiti operativi.

All’inizio della Prima Guerra Mondiale è costituita la 5ª Divisione alpina (che comprendeva anche unità non alpine) che operava nella Regione Alta Val Camonica – Alta Valtellina – Passo del Tonale – Adamello. Verso la fine del durissimo conflitto si costituiscono altre tre Divisioni di 44 penne nere”, la 52ª, la 75ª e 1’80ª su due raggruppamenti ciascuna. Si ritiene doveroso ricordare il generoso sacrificio dell’eroica 52ª Divisione alpina, immolatasi sull’Ortigara nel giugno 1917 unicamente a moltissimi soldati d’altre valorose unità.

Al termine della Grande Guerra all’Esercito viene data una struttura di pace, di conseguenza, i Gruppi alpini vengono sciolti ed i Reggimenti, disciolti nel periodo 1915-1916 per ragioni operative, vengono ricostituiti. Nel 1919, a smobilitazione iniziata, sono create le Brigate alpine sostituite nel 1920 da tre Divisioni alpine. Con il Decreto del 7 gennaio 1923, che dispone la definitiva adozione dell’Ordinamento di pace, i Comandi di Divisione vengono a sua volta sostituiti da tre Comandi di Raggruppamento alpino ciascuno formato da tre Reggimenti alpini e da un Reggimento di artiglieria da montagna. Nel processo di riforma delle Forze Annate del 1926 le truppe alpine vengono inquadrate da Brigate alpine (quattro dal 1933). In occasione del nuovo Ordinamento dato all’Esercito con la Legge del undici ottobre del 1934, i Comandi di Brigata vengono trasformati in Comandi Superiori alpini. Successivamente con Decreto del 31 ottobre 1935, allo scopo di “dare un migliore assetto organico alla specialità alpina creata per operare in alta montagna e assicurare l’inviolabilità delle nostre frontiere alpine” i quattro Comandi Superiori alpini vengono sostituiti, nel periodo 1935-1943, con le Divisioni alpine:

1ª Taurinense
2ª Tridentina
3ª Julia
4ª Cuneense
5ª Val Pusteria
6ª Alpi Graie 

In seguito all’armistizio dell’otto settembre 1943, che lascia le Grandi Unità senza alcuna direttiva, abbandonate nella tormenta, in completo caos, molti reparti alpini in Italia e all’estero reagiscono alle minacce tedesche. Nel 1945, al termine della Seconda Guerra Mondiale, la costituzione delle Grandi Unità alpine è ostacolata dal Trattato di pace non ancora firmato e dalla precaria situazione economica e sociale del nostro Paese stremato da una guerra durissima combattuta anche sul territorio nazionale. Con la firma del Trattato di pace, avvenuto a Parigi il 10 febbraio 1947 e con l’adesione dell’Italia alla N.A.T.O. (4 aprile 1949), il nostro Paese può iniziare a riorganizzare e potenziare le sue Forze Armate. In tale quadro, nel periodo 1949-1953, vengono costituite 5 Brigate alpine:

1ª Taurinense
2ª Tridentina
3ª Julia
4ª Orobica
5ª Cadore

Le nuove Brigate alpine inquadrano i ricostituiti Reggimenti ricchi d’altissime tradizioni e di gloria (il 1°, 3°, 9°, 11° Reggimento alpini e il 4° Reggimento artiglieria da montagna non ripresero vita). La struttura delle Grandi Unità alpine rimane invariata sino al 1975.

All’inizio del 1975, le truppe alpine, nell’ambito della ristrutturazione dell’Esercito (adeguare le sue dimensioni alle effettive possibilità) devono procedere allo scioglimento dei Reggimenti e alla riduzione d’alcuni supporti tattici e logistici. La nuova unità elementare (Brigata alpina) uscita dalla ristrutturazione, sebbene impoverita da tradizioni secolari, è, in ogni modo, uno strumento moderno, agile, particolarmente idoneo alla manovra e al passo con le esigenze richieste sul campo di battaglia. I battaglioni e i Gruppi già in, forza ai Reggimenti passano alle dirette dipendenze della Brigata alpina d’appartenenza. Questa è in grado di impiegare in presa diretta un certo numero di pedine d’armi diverse (alpini, artiglieri da montagna, genieri, trasmettitori, nuclei logistici) con una spiccata autonomia logistica che le consente di operare – ove necessario – anche isolata, a tutto vantaggio delle possibilità di manovra.

Nei primi anni novanta, con il venire meno della minaccia sovietica, venne avviato il processo di ristrutturazione dell’esercito, che comportò per le truppe alpine la soppressione di gloriosi reparti, tra i quali anche le Brigate Orobica e Cadore e degli Alpini d’Arresto. Nel 1997 il IV Corpo d’Armata alpino fu riorganizzato nel Comando truppe alpine formato da tre Brigate (Taurinense, Tridentina e Julia), che divennero due nel 2002 in seguito alla soppressione della seconda.

A partire dagli anni novanta è iniziato l’impegno delle truppe alpine nelle missioni internazionali e umanitarie all’estero. Tra queste vanno ricordate le missioni di peacekeeping in Libano (missioni “Libano 1” e “Libano 2” tra il 1982 e 1984[91]) e Albania (KFOR 1993, Alba 1997[92] e AFOR 1999), l’operazione Provide Comfort nel Kurdistan iracheno al termine della guerra del Golfo, l’operazione Onumoz nel 1993/’94 con le brigate Taurinense e Julia inquadrate nel contingente “Albatros” in Mozambico e le missioni per il mantenimento della pace in Bosnia (operazione Joint Guard e operazione Constant Guard 1997/1998). Dalla fine degli anni novanta gli alpini hanno visto il loro impegno in Kosovo (OSCE/KVM 1998/’99[93]) dopo l’intervento della NATO e il ritiro dell’esercito serbo, e in Afghanistan (dal 2002 operazione Nibbio, operazione Enduring Freedom e ISAF). Questi sono i principali teatri che hanno visto operare le Penne nere a cavallo tra il novecento e gli anni duemila; se da un lato ciò ha permesso di apprezzare gli Alpini a livello internazionale, dall’altro ha comportato la riduzione dell’addestramento prettamente alpino a favore di una versatilità d’impiego su ogni teatro mondiale.
Con la legge 23 agosto del 2004 n. 226 venne decretata la sospensione del servizio militare a partire dal 1º gennaio 2005[94] e con essa la coscrizione obbligatoria. La sospensione della leva obbligatoria ha determinato la fine del reclutamento regionale e dal 2005 gli alpini vengono reclutati su tutto il territorio nazionale.

Il cappello alpino

Il cappello alpino, simbolo e vanto di questi gloriosi soldati delle montagne, ha visto la luce nel lontano 1910 e precisamente il 20 maggio. E’ un copricapo che racchiude in se tradizione e ricordi indelebili e forse anche per questo è ancora in uso tuttora con piccole modifiche. Negli oltre ottant’anni di vita i suoi cambiamenti sono stati minimi.

Distribuito, inizialmente, soltanto a sottufficiali e militari di truppa, il cappello alpino era in feltro di pelo di coniglio di colore grigio verde, con falda posteriore ripiegata all’insù e falda anteriore trapuntata con cuciture a macchina concentriche con filo grigio verde. Internamente il cappello alpino era foderato con tessuto nero e presentava una fascia di pelle del medesimo colore che correva tutto lungo la testa. La calotta era ovale con due fori rivettati ai lati e con una soprafascia di cuoio anch’esso grigio verde dell’altezza di due centimetri attorno alla base. Tutto intorno alla soprafascia correva un cordoncino di lana grigio verde abolito poi nel 1912. Sulla sinistra della striscia di cuoio era cucita una taschetta dello stesso materiale che serviva per infilarvi la nappina di lanasimbolo dei vari battaglioni. Bianca era per il 1° battaglione, rosso scarlatto per il 2°, verde per il 3°, blu per il 4°, gialla i sottufficiali e la truppa degli Stati Maggiori, dei depositi di reggimento e della Guardia di Finanza.

Nella nappina, che presentava alla sommità un foro, era infilata la penna, simbolo degli alpini. Essa era di lunghezza variabile tra i 18 ed i 20 cm e fino al 1913 fu tinta di grigio. Successivamente conservò il suo colore naturale. Doveva provenire dall’ala destra di corvi, pavoni o tacchini.

Per l’artiglieria da montagna era previsto lo stesso copricapo con eccezione del fregio e della nappina che era sostituita da una coccarda tricolore della dimensione di 4-5 cm (la stessa utilizzata su colbacchi e kepì). Nel 1912 il cappello alpino fu dotato di un sottogola di “nastro di bavella” di colore grigio con fibbia metallica. Questo accessorio fu presto abolito. Sempre in questa data venne abolita la coccarda tricolore al posto della nappina dell’artiglieria da montagna e fu introdotta la nappina rossa con al centro un tondo nero nel quale erano scritti in filo giallo i numeri della batteria.

Stessa cosa dicasi per i reparti someggiati di artiglieria da campagna. Il medesimo colore di nappina con al suo interno le lettere serviva per indicare il reparto o il comando del militare (CR = Comando di Reggimento, CG = Comando di Gruppo, RMV = Reparto Munizioni e Viveri, D = Deposito). Dopo la prima Guerra Mondiale non vi furono sostanziali cambiamenti nell’aspetto del cappello alpino da truppa a parte, naturalmente, i fregi.

Soltanto dopo il 1934, anno della riforma Baistrocchi si possono notare alcuni importanti cambiamenti. Primo fra tutti la sostituzione della nappina rossa per l’artiglieria da montagna e l’introduzione per la stessa della nappina verde con tondo nero e numero della batteria in giallo. Sempre per ciò che concerne le nappine fanno la loro comparsa i colori cremisi e nero che contraddistinguevano rispettivamente i servizi divisionali ed i reparti chimici. Sempre la nappina cremisi ma con al centro il solito tondo nero ed i numeri indicavano l’appartenenza del soldato ad un battaglione del genio alpino.

Cenni storici sull’Associazione Nazionale Alpini

Al termine della prima guerra mondiale un gruppo di reduci l’8 luglio 1919 costituì l’Associazione Nazionale Alpini. Avvenne a Milano, presso la sede dell’Associazione geometri, e fu l’inizio di una lunghissima marcia che dura tuttora.
Il primo presidente fu Daniele Crespi.
Nel settembre del 1920 viene organizzata la prima adunata nazionale sull’Ortigara. A quel primo appuntamento ne seguono altri venti per giungere, nel giugno 1940, a Torino: il secondo conflitto mondiale è alle porte e perciò, per sette anni la manifestazione è sospesa.
Nell’aprile del 1947, ricompare il giornale L’Alpino, anch’esso nato nel 1919 su iniziativa del tenente degli alpini Italo Balbo, poi noto esponente del fascismo.
Nell’ottobre del 1948 si svolge a Bassano del Grappa la prima Adunata del dopoguerra. Dopo la sosta del 1950 dovuta a ragioni tecniche, essa riprende senza più interrompersi.

Allo scopo di celebrare gli 80 anni dell’Associazione, dal 28 marzo al 9 ottobre 1999 si è svolta una lunga staffetta che ha portato il simbolo dell’ANA da Santa Teresa Gallura (Sassari) a Trieste, attraverso 189 tappe, staffetta composta da 180 squadre di 5 alpini in congedo ciascuna in rappresentanza delle 80 sezioni metropolitane (la sezione di Acqui Terme non era ancora stata costituita) e di 4 sezioni dislocate in Europa.

Le celebrazioni nel 2009, in occasione del 90° anniversario, hanno visto gli oltre 4mila Gruppi dell’Associazione sparsi in Italia e nel mondo issare il Tricolore: una cerimonia semplice ma piena di significato che, come ha sottolineato l’allora presidente nazionale Corrado Perona, “racconta la favola bella e vera della nostra famiglia alpina e del suo attaccamento ai valori lasciatici in custodia dai nostri Padri”.

L’Associazione Nazionale Alpini presenta un organico di 355.670 soci (anno 2015), con 80 sezioni in Italia, 30 sezioni nelle varie nazioni del mondo, più 7 gruppi autonomi: quattro in Canada (Calgary, Sudbury, Thunder Bay e Winnipeg) uno in Colombia e gli ultimi nati, Slovacchia e Vienna (2016). Le Sezioni si articolano in 4.402 Gruppi. Ai 278.625 soci ordinari si aggiungono 75.394 soci aggregati (di cui oltre 1600 ‘aiutanti’).

Fedele a sentimenti, quali l’amor di Patria, l’amicizia, la solidarietà, il senso del dovere, cementato durante la naja, l’Associazione ha saputo esprimere queste doti, intervenendo in drammatiche circostanze, nazionali e internazionali, dal Vajont (1963), al Friuli (1976/’77), dall’Irpinia (1980/81), alla Valtellina (1987), all’Armenia (1989), all’Albania a favore dei kosovari (1999). E ancora in Valle d’Aosta (2000), in Molise (2002), nell’Abruzzo terremotato (2009-’10) con i volontari della Protezione civile che risultano essere oltre quattordicimila. Capo della Protezione civile ANA è Giuseppe Bonaldi.

Tra le numerose opere a favore del prossimo l’Associazione ha costruito in due anni di lavoro volontario dei propri soci (1992/’93), un asilo a Rossosch, al posto di quella che fu la sede del comando del Corpo d’Armata alpino nel 1942, durante la campagna di Russia. Per i due anni di lavoro i volontari sono stati 721 suddivisi in 21 turni. Le ore di lavoro sono state 99.643. Nel settembre 2003, se ne è celebrato il decennale ed è stato inaugurato un parco con un monumento.
Analoga operazione, su richiesta del vescovo ausiliare di Sarajevo mons. Sudar, è stata condotta a termine nel 2002, per ampliare un istituto scolastico multietnico a Zenica (Bosnia) che ospita studenti delle tre etnie: bosniaca, serba e musulmana.
In Mozambico dove nel 1993-’94 gli alpini di leva parteciparono alla operazione umanitaria disposta dalle Nazioni Unite, in un paese sconvolto dalla guerriglia, l’ANA ha costruito un collegio femminile, un centro nutrizionale di accoglienza per bambini sottonutriti e un centro di alfabetizzazione e promozione della donna.

Numerosi interventi sono stati promossi negli anni anche sul territorio nazionale. Nel comune di Ripabottoni (Campobasso) è stata costruita una casa di riposo (2011). Nell’Abruzzo terremotato sono stati impegnati 8.500 volontari della Protezione civile ANA e il 14 novembre 2009 è stato inaugurato il “Villaggio ANA” a Fossa (L’Aquila) dove, grazie alle somme raccolte dall’Associazione e da altri enti, sono state costruite 33 case per gli sfollati del comune abruzzese. Sempre a Fossa è stata costruita la chiesa di San Lorenzo (inaugurata il 27 novembre 2010) e oltre a numerosi altri interventi effettuati sul territorio del capoluogo abruzzese.

Un capitolo a parte merita l’ospedale da campo. Il 19 marzo 1994 l’Associazione ha inaugurato un nuovo ospedale da campo avioelitrasportabile, gioiello unico in Europa e forse nel mondo già impiegato più volte in occasione di pubbliche calamità. Il personale medico e paramedico è quello delle strutture sanitarie più avanzate. Ultimo intervento in ordine di tempo è stato compiuto a Kinniya nel Sri Lanka dopo il devastante tsunami. Per 6 mesi è stata attivata una parte dell’ospedale con medici, infermieri, personale tecnico e volontari della nostra Protezione civile.

Preghiera dell’Alpino

Su le nude rocce, sui perenni ghiacciai,
su ogni balza delle Alpi ove la provvidenza
ci ha posto a baluardo fedele delle nostre
contrade, noi, purificati dal dovere
pericolosamente compiuto,
eleviamo l’animo a Te, o Signore, che proteggi
le nostre mamme, le nostre spose,
i nostri figli e fratelli lontani, e
ci aiuti ad essere degni delle glorie
dei nostri avi.
Dio onnipotente, che governi tutti gli elementi,
salva noi, armati come siamo di fede e di amore.
Salvaci dal gelo implacabile, dai vortici della
tormenta, dall’impeto della valanga,
fa che il nostro piede posi sicuro
sulle creste vertiginose, su le diritte pareti,
oltre i crepacci insidiosi,
rendi forti le nostre armi contro chiunque
minacci la nostra Patria, la nostra Bandiera,
la nostra millenaria civiltà cristiana.
E Tu, Madre di Dio, candida più della neve,
Tu che hai conosciuto e raccolto
ogni sofferenza e ogni sacrificio
di tutti gli Alpini caduti,
tu che conosci e raccogli ogni anelito
e ogni speranza
di tutti gli Alpini vivi ed in armi.
Tu benedici e sorridi ai nostri Battaglioni
e ai nostri Gruppi.
Così sia.

I canti degli Alpini

Elenco tratto dal sito ufficiale A.N.A. https://www.ana.it/page/elenco-canti-

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FRATELLI D'ITALIA - Inno Nazionale

Fratelli d’Italia
L’Italia s’è desta,
Dell’elmo di Scipio
S’è cinta la testa.
Dov’è la Vittoria?
Le porga la chioma,
Ché schiava di Roma
Iddio la creò.
Stringiamci a coorte
Siam pronti alla morte
L’Italia chiamò.

Noi siamo da secoli
Calpesti, derisi,
Perché non siam popolo,
Perché siam divisi.
Raccolgaci un’unica
Bandiera, una speme:
Di fonderci insieme
Già l’ora suonò.
Stringiamci a coorte
Siam pronti alla morte
L’Italia chiamò.

Uniamoci, amiamoci,
l’Unione, e l’amore
Rivelano ai Popoli
Le vie del Signore;
Giuriamo far libero
Il suolo natìo:
Uniti per Dio
Chi vincer ci può?
Stringiamci a coorte
Siam pronti alla morte
L’Italia chiamò.

Dall’Alpi a Sicilia
Dovunque è Legnano,
Ogn’uom di Ferruccio
Ha il core, ha la mano,
I bimbi d’Italia
Si chiaman Balilla,
Il suon d’ogni squilla
I Vespri suonò.
Stringiamci a coorte
Siam pronti alla morte
L’Italia chiamò.

Son giunchi che piegano
Le spade vendute:
Già l’Aquila d’Austria
Le penne ha perdute.
Il sangue d’Italia,
Il sangue Polacco,
Bevé, col cosacco,
Ma il cor le bruciò.
Stringiamci a coorte
Siam pronti alla morte
L’Italia chiamò

TRENTATRE' (Valore Alpino) - Inno degli alpini

Dai fidi tetti del villaggio i bravi alpini son partiti;
mostran la forza ed il coraggio della lor salda gioventù.Sono dell’Alpe i bei cadetti, nella robusta giovinezza,
dai loro baldi e forti petti spira un’indomita fierezza.Oh, valore alpin, difendi sempre la frontiera,
e là sul confin tien sempre alta la bandiera.Sentinella, all’erta per il suol nostro italiano,
dove amor sorride e più benigno irradia il sol.Là tra le selve ed i burroni, là tra le nebbie fredde e il gelo, piantan con forza i lor picconi, le vie rendono più brevi.E quando il sole brucia e scalda le cime e le profondità,
il fiero Alpino scruta e guarda, già pronto a dare il ‘Chi va là?’.Oh, valore alpin, difendi sempre la frontiera,
e là sul confin tien sempre alta la bandiera.

Sentinella, all’erta per il suol nostro italiano,
dove amor sorride e più benigno irradia il sol.

Al Reggimento

A la matin bonura
a ‘n fan alv,
a ‘n mando ‘n piassa d’armi
a f istrussioun,
a ‘n fan marc in avanti
e poeui ‘n dar.
Nuiautri povr’Alpini
‘n fan mal i p.

Ritornello:
Sai nen prch
‘n fan mal i p,
as marcia mal
sui marciap.

Al d d’la cinquina
a ‘n fan stril,
a ‘n dan ci povri sold
per pi ‘d fum,
adess che i touscan
a son chrs.
Nuiautri povr’Alpini
a ‘n fan st gi.

Ritornello:
Sai nen prch…

Festa del Reggimento
rancio special.
a ‘n dan cui salamini
ch’a fan st mal,
a ‘n dan la pasta suita
con ‘l formaj.
Nuiautri povr’Alpini
‘n fa mal i caj.

Ritornello:
Sai nen prch…

ALPINI IN LIBIA

E la nave s’accosta pian piano,
salutando Italia sei bella;
nel vederti mi sembri una stella,
oh morosa ti debbo lasciar.

Allora il capitano m’allung la mano
sopra il bastimento, mi vuol salutare,
e poi mi disse: i Turchi son qua.

E difatti si videro spuntare,
le nostre trombe si misero a suonare,
le nostre penne al vento volavano
tra la bufera ed il rombo del cannon.

E a colpi disperati, mezzi massacrati
dalle baionette, i Turchi sparivano
gridando: Alpini, abbiate piet.

Sulle dune coperte di sabbia
i nostri Alpini, oh Italia, morivano,
ma nelle veglie ancor ti sognavano
con la morosa, la mamma nel cuor.

E col fucile in spalla, baionetta in canna,
sono ben armato, paura non ho,
quando avr vinto ritorner!

AMILCARE

Correva l’anno undici
La guerra un d scoppi
E il vecchio nonno Amilcare
Contento in Libia and.
Mancando l’acqua idrica
La sete divamp
Ma il vecchio nonno Amilcare
Col vino rimedi.
Col vin, al vecio Alpin,
Sembr il deserto un’oasi
Sconfisse i beduin
Vinceva il terzo Alpin.

Correva l’anno tredici,
Amilcare spos
Ma verso l’anno quindici
La guerra riscoppi.
L su le cime candide
Pur l’acqua si gel
Ma il Vecchio nonno Amilcare
Col vino si salv.
Col vin, el vecio Alpin
Domava pur le aquile
Rideva del cecchin
Vinceva il quinto Alpin

Ma nel quaranta Amilcare
Sei figli alline
E senza tante chiacchere
In guerra li mand.
Fra sciami di pallottole
Cantando li guid
Vedendoli un po’ pallidi
Col vino li cur.
Col vin, i boce Alpin
Divennero sei aquile
In barba dei marins
Vinceva il sesto Alpin.

Ma un d un colpo svergolo
Amilcare impiomb
Spuntarono due ali
Ed in paradiso and: gloria, gloria, gloria in excelsis Deo
Il cielo un luogo splendido
Ma triste divent.
San Pietro che era un pratico
Del vino gli port.
Del vin, ad un Alpin
Per far cantare gli angeli
Assieme ai cherubin,
Evviva il Corpo Alpin.

APRITE LE PORTE

Aprite le porte
che passano,
che passano,
aprite le porte
che passano
i baldi Alpin.

Come la marcia ben
la banda, la banda,
come la marcia ben
la banda, la banda,
come la marcia ben
la banda, la banda,
come la marcia ben
la banda degli Alpin.

Fonte: libretto ‘Canti degli Alpini’ Commissione per la difesa del canto alpino Ottobre 1967 Associazione Nazionale Alpini.

BELLE ROSE DU PRINTEMPS

Que fait tu l bas,
ma jolie bergere.
Belle rose, belle rose
du printemps

Combien prend tu
pour ton salaire.
Belle rose, belle rose
du printemps

Veux tu venir
mon service?
Belle rose, belle rose
du printemps

BENIA CALASTORIA

Torn, son torn, son torn par sempre,
Torn nella valle dove gera me pop.

Vard, ma vard, ma vard la valle,
Vard le montagne dove gera le contr.

BERSAGLIERE HA CENTO PENNE

Bersagliere ha cento penne
ma l’Alpino ne ha una sola;
un po’ più lunga,
un po’ più mora,
sol l’Alpin la può portar.

Quando scende la notte buia
tutti dormono laggiù alla Pieve;
ma con la faccia
giù nella neve
sol l’Alpin là può dormir.

Su pei monti vien giù la neve,
la tormenta dell’inverno,
ma se venisse
anche l’inferno
sol l’Alpin può star lassù.

Se dall’alto dirupo cade
confortate i vostri cuori,
perchè se cade
fra rocce e fiori
non gli importa di morir.

Fonte: libretto: ‘Canti degli Alpini’ Commissione per la difesa del canto alpino Ottobre 1967 Associazione Nazionale Alpini.

BOMBARDANO CORTINA

Bombardano Cortina! … Oilà
dicon che gettan fiori! … Oilà
tedeschi traditori
è giunta l’ora, subito fora,
subito fora dovete andar.

E proseguendo poi! … Oilà
per valle Costeana! … Oilà
giunti sulla Tofana
su quella vetta, la baionetta,
la baionetta, scintillerà.

Non mancherà poi tanto! … Oilà
che anche il Lagazuoi! … Oilà
conquisteremo noi
quando l’artiglieria, Sasso di Stria,
Sasso di Stria battuto avrà.

Son prese le ‘Tre Dita’! … Oilà
il ‘Masarè’ è già nostro! … Oilà
l’aquila ha perso il ròstro
e già s’invola spennata e sola,
spennata e sola la sul Caval.

Fatta è la galleria! … Oilà
è pronta la gran mina! … Oilà
e una bella mattina
anche Gigetto col Castelletto,
col Castelletto in aria andò.

Giunti sul Canalone! … Oilà
schierati i suoi soldati! … Oilà
tiri ben aggiustati
la pasta asciutta vi fece tutta,
vi fece tutta lasciare lì.

Per Valle Travenanzes! … Oilà
e Strada Dolomiti! … Oilà
v’inseguiremo arditi;
e voi scappate finchè arrivate,
finchè arrivate dal vostro Re.

Fonte: libretto ‘Canti degli Alpini’ Commissione per la difesa del canto alpino Ottobre 1967 Associazione Nazionale Alpini.

DI QUA, DI LA' DEL PIAVE

Di qua, di là del Piave (1)
ci sta un’osteria. (2)
Là c’è da bere e da mangiare
ed un buon letto da riposar.

E dopo aver mangiato,
mangiato e ben bevuto.
Oi bella mora se vuoi venire,
questa è l’ora di far l’amor. (3)

Mi si che vegnaria
per una volta sola.
Però ti prego lasciami stare
che son figlia da maritar.

Se sei da maritare
dovevi dirlo prima.
Sei sempre stata coi vecchi Alpini,
non sei figlia da maritar.

E dopo nove mesi
è nato un bel bambino.
Sputava il latte, beveva il vino, (4)
l’era figlio d’un vecio Alpin.

Varianti: (1) E al di là del Piave; (2) Ci stava un’osteria; (3) D’andar dormir; (4) E sulla cuffia la penna nera.

Fonte: libretto ‘Canti degli Alpini’ Commissione per la difesa del canto alpino Ottobre 1967 Associazione Nazionale Alpini.

DOVE SEI STATO MIO BELL' ALPINO

La Celestina in cameretta
che ricama rose e fiori.

Vieni da basso o Celestina
ch’è rivà il tuo primo amore.

Se l’è rivato, lassè ch’el riva,
mi son pronta a far l’amor.

Dove sei stato mio bell’Alpino
che ti ha cambià colore?

L’è stata l’aria dell’Ortigara
che mi ha cambià colore.

Sul Monte Nero c’è una tormenta
che mi ha cambià colore.

Là sul Pasubio c’è un barilotto
che mi ha cambià colore.

E’ stato il fumo della mitraglia
che mi ha cambià colore.

Ma i tuoi colori ritorneranno
questa sera a far l’amore.

Fonte: libretto ‘Canti degli Alpini’ Commissione per la difesa del canto alpino Ottobre 1967 Associazione Nazionale Alpini.

E C'ERANO TRE ALPIN

E c’erano tre Alpin
tornavan dalla guerra;

(Ritornello)
guarda che bell’Alpin
tornavan dalla guerra.

Il più bellin dei tre
aveva un mazz di rose;

(Ritornello)

La figlia del Re
vedendo quelle rose;

(Ritornello)

Dammele a me
io voglio quei bei fiori;

(Ritornello)

Le rose io ti darò
se tu sarai mia sposa;

(Ritornello)

Va a dirlo al mio papà
ed io sarò tua sposa;

(Ritornello)

Buon giorno signor Re
voglio tua figlia in sposa;

(Ritornello)

Vai via di qua
ti faccio fucilare;

(Ritornello)

E va sull’ostia ti
e la tua figlia ancora;

(Ritornello)

Fonte: libretto ‘Canti degli Alpini’ Commissione per la difesa del canto alpino Ottobre 1967 Associazione Nazionale Alpini.

E SUL CERVINO

E sul Cervino
c’è una slavina
l’è la rovinadi noi Alpin.

(Ritornello)
E se son pallida
nei miei colori
no voglio dottori
no voglio dottori.

E se son pallida
come ‘na strassa
vinassa, vinassae
fiaschi de vin.

Sul Monte Rosa
c’è una colonna
l’è la Madonna
di noi Alpin.

(Ritornello)

E in fondo valle
c’è un’osteria
l’è l’allegria
di noi Alpin.

(Ritornello)

Là nella valle
c’è una ragazza
che la va pazza
per noi Alpin.

(Ritornello)

Là nella valle
c’è la Rosina
l’è la rovina
di noi Alpin.

(Ritornello)

Là su quel monte
c’è un buco nero
l’è il cimitero
di noi Alpin.

(Ritornello)

Là nella valle
c’è una caserma
requiem eterna
per chi ci sta.

(Ritornello)

Fonte: libretto ‘Canti degli Alpini’ Commissione per la difesa del canto alpino Ottobre 1967 Associazione Nazionale Alpini.

E TU AUSTRIA

E tu Austria non essere ardita
di varcare d’Italia i confini
che sulle Alpi ci sono gli Alpini
che su per aria ti fanno saltar.

E tu Austria che sei la più forte
fatti avanti se hai del coraggio
e se la ‘buffa’ ti lascia il passaggio
noi altri Alpini fermarti saprem.

Varcheremo le mura di Trento
coi fucili per ben caricati
e di rinforzo ci sta i richiamati
tutto per aria faremo saltar.

Al comando dei nostri ufficiali
caricheremo cartucce a mitraglia
e se per caso il colpo si sbaglia
a baionetta l’assalto farem. (1)

(1) La baionetta faremo brillar.

Fonte: libretto ‘Canti degli Alpini’ Commissione per la difesa del canto alpino Ottobre 1967 Associazione Nazionale Alpini.

ERA UNA NOTTE CHE PIOVEVA

Era una notte che pioveva
e che tirava un forte vento;
immaginatevi che grande tormento
per un Alpino che sta a vegliar!

A mezzanotte arriva il cambio
accompagnato dal capoposto:
‘Oh sentinella torna al tuo posto
sotto la tenda a riposar!’

Quando fui stato ne la mia tenda
sentii un rumore giù per la valle,
sentivo l’acqua giù per le spalle,
sentivo i sassi a rotolar.

Mentre dormivo sotto la tenda
sognavo d’esser con la mia bella
e invece ero di sentinella
fare la guardia allo stranier.

Fonte: libretto ‘Canti degli Alpini’ Commissione per la difesa del canto alpino Ottobre 1967 Associazione Nazionale Alpini.

ERAVAMO IN VENTINOVE

Eravamo in ventinove:
ora in sette siamo restà!
E gli altri ventidue
sul Som Pauses li han mazzà.

Maledetto sia il Som Pauses
coi suoi tubi di gelatina!
Si, l’è stà la gran rovina,
la rovina di noi Alpin!

Queste povere vedovelle
le va in chiesa, le va a pregar…
La passion dei lor mariti
le fa pianger e sospirar!

Fonte: libretto ‘Canti degli Alpini’ Commissione per la difesa del canto alpino Ottobre 1967 Associazione Nazionale Alpini.

IL TESTAMENTO DEL CAPITANO

Il capitan de la compagnia
e l’è ferito, sta per morir,
e manda a dire ai suoi Alpini
perchè lo vengano a ritrovar.

I suoi Alpini ghe manda a dire
che non han scarpe per camminar.
‘O con le scarpe o senza scarpe
i miei Alpini li voglio qua’.

E co’ fu stato a la mattina
i suoi Alpini sono arrivà.
‘Cosa comandelo Sior Capitano
che noi adesso siamo arrivà’.

Ed io comando che il mio corpo
in cinque pezzi sia taglià:
Il primo pezzo al Re d’Italia
che si ricordi del suo Alpin.

Secondo pezzo al Battaglione
che si ricordi del suo Capitan,
il terzo pezzo alla mia mamma
che si ricordi del suo figliol.

Il quarto pezzo alla mia bella
che si ricordi del suo primo amor,
l’ultimo pezzo alle montagne
che lo fioriscano di rose e fior

Fonte: libretto ‘Canti degli Alpini’ Commissione per la difesa del canto alpino Ottobre 1967 Associazione Nazionale Alpini.

IL VENTINOVE LUGLIO

Il ventinove luglio
quando che matura il grano
è nata una bambina
con una rosa un mano.

Non era paesana
e nemmeno cittadina,
è nata in un boschetto
vicino alla marina.

Vicino alla marina,
dov’è più bello stare,
si vede i bastimenti
a navigar sul mare.

Per navigar sul mare
ci vuole le barchette,
per far l’amor di sera
ci vuol le ragazzette.

Le ragazzette belle
l’amor non lo san fare,
noialtri baldi Alpini
ce lo farem provare.

Ce lo farem provare,
ce lo farem sentire,
stasera dopo cena
prima d’andà dormire.

Fonte: libretto ‘Canti degli Alpini’ Commissione per la difesa del canto alpino Ottobre 1967 Associazione Nazionale Alpini.

JOSKA LA ROSSA

El muro bianco, drio de la to casa
Ti te saltavi come un oseleto,
Joska la rossa, ple de bombasa,
Tute le sere prima de ‘n in leto.
Te stavi li, co le to scarpe rotete
ne vardavi drio da j’ oci mori
E te balavi alegra tuta note
E i baldi alpini te cantava i cori. Oh.
Joska, Joska, Joska,
Salta la mura!Fin che la dura,
oh.Joska, Joska, Joska,
Salta la mura!Balla con mi! Oh. (2 volte)

Ti te portavi el sole ogni matina,
E de j ‘Alpin te geri la morosa,
Sorela, mama, boca canterina,
Oci del sol, meravigliosa rosa.

Xe tanto e tanto n, ca te zerchmo.
Joska la rossa, amor, rosa spanja.
Ma dove sito and?Ma dove andemo?
Semo ramenghi. O morti. E cosi sia. Oh.

Joska, Joska, Joska,
Salta la mura!Fin che la dura,
oh.Joska, Joska, Joska,
Salta la mura!Balla con mi! Oh. (2 volte)

Busa con crose. Sar sta i putei,
La par ‘na bara e invece xe ‘na cuna.
E dentro dorme tuti i to fradei,
Fermi, impal, co i oci ne la luna. Oh.

Joska, Joska, Joska,
Salta la mura!Fin che la dura, oh.
Joska, Joska, Joska,
Salta la mura Fermate là Oh. (3 volte accelerando)

Fermate là

LA LINDA LA VA AL FOSSO

La Linda la va al fosso

(Ritornello)
Oi bigulì, oi bigulai, bigulì dai dai…
La bella bigulì, bigulì; biguilai, bigulì dai dai…

L’alpin ghe salta a dosso

(Ritornello)

e le la perd l’anello

(Ritornello)

e dopo nove mesi

(Ritornello)

è nato un bel bambino

(Ritornello)

e l’han ciamà Pierino

(Ritornello)

l’han messo a far l’Alpino

(Ritornello)

e l’han mandà sul Grappa.

(Ritornello)

L’han messo di pattuglia

(Ritornello)

l’han fatto prigioniero

(Ritornello)

l’han preso i Bavaresi

(Ritornello)

e l’han mandà in Germania

(Ritornello)

l’han messo a far la birra

(Ritornello)

l’Alpino l’ha bevuto

(Ritornello)

e l’ha nen ciapà la ciuca.

(Ritornello)

Fonte: libretto ‘Canti degli Alpini’ Commissione per la difesa del canto alpino Ottobre 1967 Associazione Nazionale Alpini.

LA MONTANARA

Il testo di uno dei canti popolari della tradizione alpina.

La su per le montagne,
fra boschi e valli dor,
tra laspre rupi echeggia
un cantico damor.
La su per le montagne
fra boschi e valli d’or,
Tra l’aspre rupi echeggia
un cantico d’amor.
‘La montanara, oh!’
si sente cantare,
cantiam la montanara
e chi non la sa?
La montanara oh
si sente cantare.
Cantiam la montanara
e chi non la sa.

Là sui monti
dai rivi dargento
una capanna cosparsa di fior.
Era la piccoladolce dimora
di Soreghina,
la figlia del Sol,
la figlia del Sol.

MAMMA MIA VIENIMI INCONTRO

Mamma mia vienimi incontro,
vienmi incontro a braccia aperte:
io ti conterò le storie
che nell’Africa passò.

Era il sei del triste maggio
ed a Massaua siam disbarcati,
noialtri Alpini siamo andati
in Abissinia a guerreggiar.

Maledette quelle contrade,
quei sentieri polverosi:
sia d’inverno, sia d’estate
qua si crepa dal calor.

Baldissera manda a dire
che il nemico è sui confini
c’è bisogno degli Alpini
per poterli liberar.

Appena messo piede a terra
abbiam sentito la triste storia
che gli Alpini con grande gloria
sono morti a crociat et.

Se avrem finite le cartucce
che n’abbiam centosessanta
combatteremo all’arma bianca
e grideremo Viva il Re!

Viva il Re e la Regina,
la pagnotta e la cinquina,
Menelick dall’Abissinia
lo vogliamo discacciar.

Lo vogliamo discacciare
al di là dei suoi confini
e davanti a noi Alpini
non gli resta che fuggir!

Fonte: libretto ‘Canti degli Alpini’ Commissione per la difesa del canto alpino Ottobre 1967 Associazione Nazionale Alpini.

MONTE CANINO

Non ti ricordi quel mese d’aprile
quel lungo treno che andava ai confini,
che trasportavano migliaia di Alpini;
su, su correte, è l’ora di partir.

Dopo tre giorni di strada ferrata
ed altri due di lungo cammino,
siamo arrivati sul Monte Canino
a ciel sereno ci tocca riposar.

Non più coperte, lenzuola, cuscini,
non più l’ebbrezza dei tuoi caldi baci,
solo si sentono gli uccelli rapaci
e la tormenta e il rombo dei cannon.

Se avete fame, guardate lontano,
se avete sete la tazza alla mano,
se avete sete la tazza alla mano,
che ci rinfresca la neve ci sarà.

Fonte: libretto ‘Canti degli Alpini’ Commissione per la difesa del canto alpino Ottobre 1967 Associazione Nazionale Alpini.

MONTE CAURIOL

Fra le rocce, il vento, la neve,
siam costretti la notte a vegliar.
Il nemico crudele e rabbioso
lui cerca sempre il mio petto colpir.

Genitori, piangete, piangete,
vostro figlio è morto da eroe.
Vostro figlio è morto da eroe
su l’aspre cime del Monte Cauriol.

Il suo sangue l’ha dato all’Italia,
il suo spirto ai fiaschi de vin.
Faremo fare un gran passaporto
o vivo o morto dovrà ritornar.

Fonte: libretto ‘Canti degli Alpini’ Commissione per la difesa del canto alpino Ottobre 1967 Associazione Nazionale Alpini.

MONTE PASUBIO

Su la strada del Monte Pasubio,
lenta sale una lunga colonna,
bomborombon bom bomborombom.

L’è la marcia de chi non torna
de chi se ferma a morir lassù.

Ma gli alpini non hanno paura,
bomborombom bom bomborombom.

Su la cima del Monte Pasubio,
soto i denti ghè ze ‘na miniera,
bomborombom bom bomborombom.

Zè i alpini che scava e spera
de ritornare a trovar l’amor.

Ma gli alpini non hanno paura,
bomborombom bom bomborombom

Su la strada del Monte Pasubio,
zè rimasta soltanto ‘na croce,
bomborombom bom bomborombom,
no se sente mai più ‘na voce,
ma solo el vento che basa i fior.

Ma gli alpini non hanno paura,
bomborombom bom bomborombom

MOTORIZZATI A PIE'

Il sedici settembre
nessuno l’aspettava
la cartolina rosa,
ci tocca di partir.

Ci tocca di partire
con la tristezza in cuor,
lasciando la morosa
con gli altri a far l’amor.

Da Udin siam partiti,
da Bari siam passati,
Durazzo siam sbarcati
in Grecia destinati.

Motorizzati a piè
la penna sul cappel,
lo zaino affardellato
l’Alpino è sempre quel.

Ma pur verrà quel dì
che canterem così:
finita questa naja
a casa divertì.

Fonte: libretto ‘Canti degli Alpini’ Commissione per la difesa del canto alpino Ottobre 1967 Associazione Nazionale Alpini.

MONTENERO

O vile Monte Nero
Traditor della Patria mia
Io lasciai la casa mia
Per venirti a conquistar

Spunta l’alba del sedici giugno
Comincia il fuoco l’artiglieria
Il terzo Alpini per la via
Monte Nero a conquistar

Appena giunti a venti metri
Il nemico trincerato
Con un asalto intusiasmato
Il nemico fa prigionier

Quanti pianti infiniti
Oggi faran le nostre madri
Anche noi si pu far de quadri
Se il destino ci a lascia

Ora il nostro tricolore
Sventola sulla roccia
Il terzo Alpini con gran forza
A Tolmino volle andar

Per venirti a conquistare
Abiam perduti molti compagni
Tutti giovani sui vent’anni
La sua vita non torna più

NUI SUMA ALPIN

Nui suma Alpin
am pias el vin,
tengo l’innamorata
vicino al quartier.

Vicino al quartier,
vicino alla caserma
tengo ‘na bella serva
per fare l’amor.

Fonte: libretto ‘Canti degli Alpini’ Commissione per la difesa del canto alpino Ottobre 1967 Associazione Nazionale Alpini.

OI BARCAROL DEL BRENTA

Oi barcarol del Brenta
presteme la barcheta
per andare in gondoletta
su la riva del mar.

Mi si che ve la presto,
basta che la ritorna;
se la barca se sprofonda
no ve la presto più.

La barca è preparata,
cinta di rose e fiori,
ci son dentro i Cacciatori
del Settimo Alpin.

Del Settimo Alpini
del Battaglion Cadore,
vi saluto belle more,
non vi vedrò mai più.

Ci rivedremo ancora,
forse da richiamati
con gli zaini affardellati
non ci vedremo più.

La barca è ritornata,
cinta di rose e fiori,
ci sono dentro i Cacciatori
del Settimo Alpin.

Fonte: libretto ‘Canti degli Alpini’ Commissione per la difesa del canto alpino Ottobre 1967 Associazione Nazionale Alpini.

OI CARA MAMMA

Oi cara mamma
i baldi Alpin van via
i baldi Alpin van via
e non ritornan più
oi si si cara mamma no
senza Alpini come farò?

Guarda la luna
come la cammina,e la scavalca i monti
come noialtri Alpin;
oi si si cara mamma no
senza Alpini come farò?

Guarda le stelle
come sono belle;
son come le sorelle
di noialtri Alpin;
oi si si cara mamma no
senza Alpini come farò?

Guarda il sole
come splende in cielo;
la lunga penna nera
la si riscalderà;
oi si si cara mamma no
senza Alpini come farò?

Fonte: libretto ‘Canti degli Alpini’ Commissione per la difesa del canto alpino Ottobre 1967 Associazione Nazionale Alpini.

RIFUGIO BIANCO

Pena pass la valle la oh
E dopo on fi de bosco la oh
Se slarga i pr nel cielo, la oh la oh,
Varda quanti fiori la oh
Ecco lass ‘na casa, la oh
En grande fiore bianco la oh
Sboci de primavera, la oh la oh,
profum d’amore la oh.
De not la par ‘na stela la oh
Che slus a chi camina la oh
E quando vien matina la oh
La splende pi del sole la oh.
Se slarga i pr nel cielo la oh
Dal nos rifugio bianco la oh
Che porta un nome caro, la oh la oh
Pena pass la valle la oh

 

SUI MONTI SCARPAZI

Quando fui sui Monti Scarpazi
‘Miserere’ sentivo cantar,
T’ho cercato fra il vento e I creapazi
Ma un acroce soltanto ho trov.

Oh mio sposo eri andato soldato
Per difendere l’Imperator,
Ma la morte quass hai trovato
E mai pi non potrai ritornar.

Maledeta la sia questa guera
Che mi ha dato s tanto dolor,
Il tuo sangue hai donato a la tera
Hai distrutto la tua giovent.

Io vorrei scavarmi una fossa
Seppelirmi vorrei da me,
Per poter colocar le mie ossa
Solo un palmo distante da te

STELUTIS ALPINIS

Se tu vens c s ta’ cretis
l che lr mi n sotert,
al un splz plen di stelutis;
dal mi sanc l’ stt bagnt…

Par segnl, une crosute
j scolpide l tal cret;
fra che’ stelis ‘ns l’erbute,
sot di lor jo dar cujet.

Ciol, su ciol, une stelute
che ricuardi il nestri ben:
tu ‘i dars ‘ne bussadute
e po’ pltile in tal sen.

Quant’ che a ciase tu ss sole
e di cr tu preis par me,
il mi spirt ator ti svole:
jo e la stele ‘o sin cun te.

SUL PONTE DI BASSANO

Eccole che le riva
ste bele moscardine,
son fresche e verdoline
colori no ghe na.

Colori no ghe nemo
ne manco gh’en serchemo,
ma un canto noi faremo
al Ponte di Bassan.

Sul Ponte di Bassanolà
ci darem la mano,
noi ci darem la mano
ed un bacin d’amor.

Per un bacin d’amore
successer tanti guai,
non lo credevo mai
doverti abbandonar.

Doverti abbandonare
volerti tanto bene,è
un giro di catene
che m’incatena il cuor.

Che m’incatena il cuore,
che m’incatena i fianchi,
in mona tutti quanti
quelli che mi vol mal.

Fonte: libretto ‘Canti degli Alpini’ Commissione per la difesa del canto alpino Ottobre 1967 Associazione Nazionale Alpini.

SUL CAPPELLO

Sul cappello che noi portiamo
c’è una lunga penna nera
che a noi serve da bandiera
su pei monti a guerreggiar.

Oilalà.

Su pei monti che noi saremo
coglieremo le stelle alpine
per donarle alle bambine,
farle piangere sospirar.

Oilalà.

Su pei monti che noi saremo
pianteremo l’accampamento,
brinderemo al Reggimento;
viva il Corpo degli Alpin.

Oilalà.

Su pei monti che noi saremo
pianteremo il tricolore;
o Trentino del mio cuore
ti verremo a liberar.

Oilalà.

Evviva evviva il Reggimento
evviva evviva il Corpo degli Alpin.

Fonte: libretto ‘Canti degli Alpini’ Commissione per la difesa del canto alpino Ottobre 1967 Associazione Nazionale Alpini.

TI RICORDI LA SERA DEI BACI

Ti ricordi la sera dei baci,
che mi davi stringendomi al sen;
mi dicevi: sei bella, mi piaci,
sulla terra sei fatta per me!

Mi promise ‘sta Pasqua sposarmi
ma il destino non volle così,
bell’Alpino che avevi vent’anni
nel Trentino sei andato a morir.

Ragazzette che fate all’amore,
non piangete, non state a soffrir;
non c’è al mondo più grande dolore
che vedere il suo bene morir.

Fonte: libretto ‘Canti degli Alpini’ Commissione per la difesa del canto alpino Ottobre 1967 Associazione Nazionale Alpini.

SUL PONTE DI PERATI

Sul ponte di Perati
bandiera nera,
il lutto degli Alpini
che fan la guerra.

E’ il lutto della Julia
che va alla guerra,
la meglio giovent
che va sotto terra.

Sull’ultimo vagone
c’ l’amor mio,
col fazzoletto in mano
mi d l’addio.

Col fazzoletto in mano
mi salutava
e con la bocca i baci
la mi mandava.

Quelli che son partiti
non son tornati,
sui monti della Grecia
sono restati.

Sui monti della Grecia
c’ la Vojussa,
col sangue degli Alpini
s’ fatta rossa.

Alpini della Julia
in alto i cuori,
sul ponte di Perati
c’ il tricolore.

VA' L'ALPIN

Va l’alpin su l’alte cime,
passa al volo lo sciator;
dorme sempre fra le brine,
sogna mamma e casolar.

Fra le rocce e fra i burroni
sempre lesto il suo cammin;
quando passa la montagna
pensa sempre al suo destin.

Pensa, alpin, al tuo destino:
c’è il ghiacciaio da passar,
mentre vai col cuor tranquillo,
la valanga può cascar.

Pensa, alpin, la tua casetta
se la rivedrai ancor;
c’è una bimba che ti aspetta
orgogliosa del tuo amor.

Fonte: libretto ‘Canti degli Alpini’ Commissione per la difesa del canto alpino Ottobre 1967 Associazione Nazionale Alpini.